Trattamento di fine mandato: cos’è, come funziona e come viene tassato

Il trattamento di fine mandato, conosciuto anche come TFM, è una forma di compenso differito che può essere riconosciuta agli amministratori di società al termine del loro incarico. A differenza del trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti, il TFM non è obbligatorio e deve essere previsto dallo statuto della società oppure stabilito dall’assemblea dei soci attraverso una specifica delibera.

Il meccanismo prevede che una parte del compenso destinato all’amministratore venga accantonata durante gli anni di mandato e corrisposta successivamente, generalmente quando termina l’incarico. Si tratta quindi di una componente aggiuntiva rispetto al compenso ordinario dell’amministratore, con una funzione simile a quella del TFR, pur trattandosi di due istituti distinti.

La possibilità di riconoscere il TFM trova fondamento nelle disposizioni del Codice civile relative alla determinazione del compenso degli amministratori. Per le società per azioni, in particolare, l’articolo 2389 del Codice civile stabilisce che i compensi spettanti ai componenti del consiglio di amministrazione vengono determinati all’atto della nomina oppure dall’assemblea. L’articolo 2364 attribuisce inoltre all’assemblea ordinaria la competenza a determinare il compenso degli amministratori e dei sindaci quando questo non è stabilito dallo statuto.

Un elemento fondamentale per il corretto trattamento fiscale del TFM è la cosiddetta “data certa”. Affinché la società possa dedurre gli accantonamenti per competenza e l’amministratore possa beneficiare, al momento della liquidazione, della tassazione separata, il diritto al trattamento deve risultare da un atto avente data certa anteriore all’inizio del rapporto.

Il TFM può quindi essere previsto direttamente dallo statuto oppure attraverso una delibera dell’assemblea dei soci adottata prima dell’inizio dell’incarico. Una decisione presa quando l’amministratore è già in carica non garantisce invece, secondo l’orientamento fiscale e giurisprudenziale prevalente, gli stessi effetti.

La data certa serve a dimostrare che il diritto al trattamento di fine mandato era stato stabilito prima dell’inizio dell’incarico e non successivamente per ottenere un determinato vantaggio fiscale. Tra gli strumenti che possono contribuire ad attribuire data certa a un documento rientrano, a seconda dei casi, la registrazione, l’autentica notarile, la PEC, la marca temporale e altri strumenti idonei a dimostrare l’esistenza del documento in una determinata data.

Dal punto di vista della società, il TFM costituisce un costo che può essere dedotto fiscalmente. L’articolo 105 del TUIR prevede infatti specifiche regole per la deducibilità degli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto. Quando il diritto al TFM è stato stabilito con un atto avente data certa anteriore all’inizio dell’incarico, la società può dedurre le quote accantonate nei singoli esercizi secondo il criterio di competenza. In assenza di questo requisito, la deduzione segue invece il criterio di cassa e il costo viene riconosciuto nell’esercizio in cui l’indennità viene effettivamente corrisposta.

A differenza del TFR dei dipendenti, per il TFM non esiste una formula stabilita direttamente dalla legge per determinare l’importo massimo dell’accantonamento annuale. L’ammontare deve però essere ragionevole e coerente con le caratteristiche della società e con l’attività svolta dall’amministratore. Nella valutazione possono assumere rilievo elementi come le dimensioni dell’impresa, il volume d’affari, il compenso ordinario dell’amministratore, la complessità dell’incarico e la situazione economica della società.

Anche per l’amministratore il TFM presenta importanti conseguenze fiscali. In presenza dei requisiti richiesti, l’indennità può essere assoggettata a tassazione separata anziché essere sommata agli altri redditi dell’anno in cui viene percepita. La tassazione separata consente di determinare l’imposta sulla base delle regole previste dal TUIR per questo tipo di reddito.

La tassazione separata non può però essere applicata indistintamente a tutto il TFM. Per le indennità il cui diritto è sorto dal 1° gennaio 2011, la normativa prevede che, quando esiste un atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto, la tassazione separata possa essere applicata fino a un importo di 1 milione di euro. L’eventuale parte eccedente viene invece assoggettata a tassazione ordinaria. Se manca il requisito della data certa, l’intera indennità viene sottoposta a tassazione ordinaria.

Il calcolo della tassazione separata segue un meccanismo differente rispetto alla normale applicazione dell’IRPEF. L’aliquota viene determinata prendendo come riferimento il reddito complessivo netto del contribuente nel biennio precedente rispetto all’anno in cui è sorto il diritto alla percezione del TFM. In fase di pagamento, la società applica una ritenuta a titolo di acconto del 20% sulla somma imponibile, al netto della quota di contributi previdenziali a carico dell’amministratore. L’imposta definitiva viene successivamente determinata dall’Agenzia delle Entrate.

Anche sul piano previdenziale il TFM deve essere considerato con attenzione. L’indennità è soggetta alla contribuzione dovuta alla Gestione Separata INPS e i contributi vengono versati secondo il principio di cassa, cioè al momento della corresponsione dell’indennità, nel rispetto del massimale contributivo previsto per l’anno interessato.

Per il 2026, per gli amministratori, sindaci e revisori privi di altra copertura previdenziale obbligatoria, l’aliquota complessiva indicata dall’INPS è pari al 35,03%, mentre scende al 24% per chi è già pensionato o dispone di altra tutela previdenziale obbligatoria. Il massimale annuo della Gestione Separata per il 2026 è pari a 122.295 euro. La contribuzione è ripartita per due terzi a carico della società e per un terzo a carico dell’amministratore.

L’accantonamento del TFM può essere gestito anche attraverso una polizza assicurativa appositamente stipulata dalla società. In questo caso, invece di accantonare direttamente le somme in un fondo interno, l’impresa può utilizzare una soluzione assicurativa destinata a garantire la disponibilità delle risorse necessarie al momento della cessazione dell’incarico. Il trattamento fiscale varia in funzione della struttura della polizza e dell’individuazione del beneficiario.

Il TFM rappresenta quindi uno strumento che interessa sia la società sia l’amministratore e che deve essere predisposto con particolare attenzione sotto il profilo civilistico, fiscale e previdenziale. La corretta previsione del trattamento già prima dell’inizio dell’incarico è un elemento essenziale, soprattutto perché dalla presenza della data certa dipendono importanti conseguenze sulla deducibilità degli accantonamenti e sulla possibilità di applicare la tassazione separata al momento della liquidazione.

Per questo motivo, la determinazione dell’importo e la predisposizione della documentazione relativa al TFM dovrebbero essere valutate preventivamente con il commercialista o con un professionista fiscale, tenendo conto della situazione della società, del compenso dell’amministratore e delle modalità con cui viene formalizzato l’incarico.

Fonti: Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 204 del 21 aprile 2022; Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 292 del 27 aprile 2021; Agenzia delle Entrate, circolare n. 3/E del 28 febbraio 2012; Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 211/E del 22 maggio 2008; INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026; Codice civile, articoli 2120, 2364 e 2389; TUIR, articoli 17, 21, 50 e 105; Money.it, articolo sul trattamento di fine mandato del 29 settembre 2026.

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