Per andare in pensione sono necessari almeno 20 anni di contributi, oltre ad un’età pensionabile di 67 anni. È questo ciò che prevede la pensione di vecchiaia, per la quale dal 1° gennaio 2019 è scattato un incremento dell’età pensionabile di 5 mesi.

In questa viene prevista anche un’opzione contributiva, per la quale bastano 5 anni di contributi per andare in pensione, ma solo nel caso in cui l’interessato ha compiuto i 71 anni di età.

Comunque, ciò che si vuole approfondire in questo articolo è la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni ma non con 20 anni di contributi come previsto per la generalità dei lavoratori, ma con soli 15 anni.

Ci sono casi, infatti, in cui si beneficia di uno “sconto” contributivo di 5 anni per la pensione di vecchiaia; questi sono descritti da due differenti disposizioni normative, la Legge Amato 503/1992 e la Legge Dini 335/1995.

Con 5 anni di contributi in meno rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente, ci sono delle nette differenze tra la Legge Dini e quella Amato; per quest’ultima, infatti, ci sono tre differenti deroghe ognuna delle quali non prevede penalizzazioni per coloro che vi ricorrono.

E’ diverso il discorso per l’opzione Dini per la quale è possibile sì accedere alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, ma solo accettando – al pari di quanto succede per coloro che accedono ad Opzione Donna – un ricalcolo contributivo dell’assegno di pensione che, come noto, è maggiormente penalizzante rispetto a quello retributivo.

Vediamo di seguito quali sono i requisiti da rispettare per avere diritto a questo “sconto contributivo”.

PENSIONE CON 15 ANNI DI CONTRIBUTI: COSA PREVEDE LA LEGGE AMATO

La Legge Amato 503/1992 prevede tre diverse deroghe, con ognuna delle quali si può accedere alla pensione di vecchiaia con soli 15 anni di contributi.

La prima lo consente qualora tutti i 15 anni di contributi, ovvero 780 settimane contributive, facciano riferimento a periodi antecedenti al 31 dicembre 1992. Per il calcolo si tiene conto di tutte le tipologie di contributi, quindi anche quelli figurativi, quelli volontari e quelli da riscatto. Tuttavia c’è un ulteriore requisito che questi devono rispettare: il lavoratore deve essere iscritto al Fondo lavoratori dipendenti o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’INPS. Possono richiederlo anche gli ex Enpals e gli ex INPDAP.

La seconda deroga riconosciuta dalla Legge Amato, invece, consente di andare in pensione con 15 anni di contributi qualora con un provvedimento antecedente alla suddetta data (31 dicembre 1992) si sia stati autorizzati al versamento dei contributi volontari, anche nel caso in cui non si sia proceduto a farlo.

Anche in questo caso valgono tutti i contributi, ma solo per i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’INPS, nonché per gli iscritti ex Enpals.

Infine abbiamo la terza deroga Amato, con la quale il requisito contributivo viene tagliato per coloro che possiedono un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni. Ciò significa che il primo contributo deve essere stato versato almeno 25 anni dalla data del raggiungimento dei requisiti per la pensione.

E’ necessario avere 15 anni di contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo. Infine, di questi 15 anni almeno 10 devono essere stati lavorati per periodi non inferiori alle 52 settimane.

E’ importante sottolineare che la terza deroga Amato si applica solamente nei confronti dei lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della medesima.

PENSIONE CON 15 ANNI DI CONTRIBUTI: COSA PREVEDE LA LEGGE DINI

Nel caso in cui non rispettiate i suddetti requisiti non disperate; per voi, infatti, potrebbe esserci l’opzione contributiva prevista dalla Legge Dini 335/1995.
In questo caso però ci sono due requisiti da rispettare:

  • come prima cosa è necessario avere almeno 1 contributo accreditato prima del 31 dicembre 1995;
  • inoltre bisogna aver maturato almeno 5 anni di contributi dal 1996 in poi.
    Come anticipato però con questa opzione c’è uno svantaggio notevole per il lavoratore: la pensione viene calcolata interamente con il sistema contributivo, particolarmente penalizzante specialmente nel caso in cui la maggior parte dei contributi maturati dal lavoratore siano antecedenti alla data del 31 dicembre 1995 (entro la quale si applica il sistema retributivo).